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Dimensione sociale - Ciclo di interviste su beni relazionali e sviluppo sociale. Puntata 2: Luciano Squillaci

14 giugno 2018

Per FQTS, la fiducia tra persone e nelle relazioni è al tempo stesso pilastro del suo modello formativo e obiettivo da perseguire per il rafforzamento del Terzo settore.

Attraverso le parole di docenti, collaboratori e personalità competenti sul tema, si indagheranno alcuni aspetti del concetto di “beni relazionali”, tra i più caratterizzanti del percorso formativo FQTS, giunto quest’anno alla sua decima edizione.

 

Seconda puntata (qui la prima a Paolo Venturi): intervista a Luciano Squillaci (presidente FICT - Federazione Italiana Comunità Terapeutiche e vicepresidente CSVnet)

1. Oggi viviamo nella società del cosiddetto “turbocapitalismo”, dove la logica individualista e del profitto finisce spesso per entrare anche nelle dinamiche relazionali. Eppure i numeri del volontariato, stando anche alle ultime rilevazioni Istat, sono in crescita. Qual è la spiegazione? Il mondo volontariato è un’isola felice o una rete che costruisce, lentamente ma ininterrottamente, resistenza al modello dominante?

Luciano Squillaci: Oggi il mondo del volontariato si trova di fronte ad un momento di scelta che non ha più la possibilità di rinviare oltre. Negli ultimi anni si sono affacciate sempre più prepotentemente nuove forme di volontariato, legate molto più alla flessibilità ed all’indipendenza dell’azione volontaria, piuttosto che incasellabili all’interno di schemi associativi più o meno rigidi. Vanno inquadrate in questo senso esperienze come le grandi mobilitazioni social per la difesa di beni comuni, il volontariato dei grandi eventi, le mobilitazioni spontanee nei casi di calamità naturali. Novità che impongono evidentemente un ripensamento di logiche “associative” che avevano un significato sino a qualche anno fa, ma che oggi evidentemente faticano a risultare “attrattive”. In tal senso se è vero che i numeri dell’azione volontaria sono in chiaro aumento, non può dirsi altrettanto del volontariato strutturato, che probabilmente, perlomeno in alcuni settori, sta vivendo una crisi di ricambio generazionale importante.

La sfida quindi, per il volontariato organizzato, sta nel saper cogliere le nuove tendenze, rileggendo la propria esperienza in termini di maggior coinvolgimento della propria base associativa e contaminazione con mondi sino ad oggi distanti (dai social al rapporto con il profit), senza però abdicare alla propria identità valoriale. Nella voglia che avrà il volontariato di cogliere questa ennesima sfida, sta anche la risposta alla domanda. Un volontariato che intende realmente porsi quale modello alternativo alla logica individualista dominante, come fattore propulsivo di cambiamento generativo, è un volontariato capace di uscire dalle logiche difensive ed auto-riproduttive, che forte della propria identità è consapevole della necessità di creare “comunità” per realizzare processi di resistenza innovativa.

 

2. Dieci anni di FTQS nel Sud Italia, dieci anni di impegno per sviluppare un Terzo settore che sappia innovarsi e fare rete: quali progressi ha visto in termini di relazioni costruite tra le persone? E cosa ne deriva da questi passi in avanti per l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno?

Luciano Squillaci: FQTS, sin dalla sua origine ormai oltre 10 anni fa, è stato pensato come un modello formativo capace di sviluppare la dimensione politica del Terzo settore, attraverso la costruzione di relazioni fiduciarie e di reti, in un’ottica di sviluppo di comunità. Il ragionamento di fondo, che oggi possiamo definire con tranquillità vincente, è stato di partire dai reali bisogni del Terzo settore meridionale, agendo su quella frammentarietà che ha sempre rappresentato il più grande fattore di fragilità del TS e che ha spesso determinato l’assoggettamento più o meno consapevole a logiche clientelari e la coltivazione di “piccoli orticelli”.

Per questo FQTS è, per così dire, un processo relazionale camuffato da percorso di formazione. Ovviamente è un paradosso perché i contenuti forniti in questi anni sono stati importanti e di altissimo livello, con docenze di riconosciuta competenza, ma il vero valore aggiunto dell’intero percorso sta nella capacità (intenzionale) di creare opportunità relazionali. Con FQTS siamo riusciti a creare un luogo “neutro”, all’interno del quale persone che operano nel Terzo settore meridionale, che per quanto territorialmente vicini spesso neanche si conoscevano, hanno avuto la possibilità di vivere insieme un’esperienza formativa fondata sul confronto e la condivisione. In altre parole si sono addestrati a lavorare insieme, imparando a fidarsi l’uno dell’altro, superando stereotipi e pregiudizi tra organizzazioni di appartenenza, spesso risalenti nel tempo e di cui magari non conoscevano neanche l’origine.

Per costruire reti, occorre prima di tutto incontrarsi, poi conoscersi ed imparare a fidarsi. Tutto questo le organizzazioni non possono farlo. Possono però farlo le persone, ed è questo che FQTS ha consentito. In questi dieci anni di attività sono state tantissime le iniziative del Terzo settore meridionale, costruite a seguito di uno scambio o di un confronto all’interno del percorso formativo. Senza dubbio va letto come risultato positivo, ottenuto anche grazie ad FQTS, il processo costitutivo dei Forum Terzo Settore nel meridione che negli ultimi anni ha visto una implementazione importante. Così come l’attivazione di scambi esperienziali, progettuali e culturali tra organizzazioni meridionali ed il collegamento tra queste e “pezzi” del mondo accademico coinvolti nel percorso di FQTS e vicini al mondo del Terzo settore.  Tutti elementi che hanno contribuito, e stanno tutt’ora contribuendo, ad una crescita interessante del Terzo settore meridionale.

 

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